2009
Diccionario de Pintores, Escultores y Grabadores en Málaga siglo XX Ernst Kraft, establecido en Mijas (Málaga) antes de finalizar el decenio de 1980, con talleres propios tanto en la capital como en el citado pueblo, se formó artísticamente en el taller del pintor holandés Jacques von Pell en Ámsterdam. Su obra sobre papel, lienzo u otro soporte se mueve en el ámbito de lo abstracto. Ocasionalmente, trabajó en el diseño gráfico y la fotografía; ha expuesto su obra en distintas salas de exposiciones y ferias internacionales de arte contemporáneo y ha realizado instalaciones, en distintas fases evolutivas de su creatividad artística, en México, España y Alemania. En la producción artística de Ernst Kraft siempre actuó como referente y singular leitmotiv la abstracción, una abstracción que le lleva a experimentar en campos inabarcables de creatividad, desde sus “paisajes geológicos”, a la exposición actual en la que va ofreciendo una obra que juega con el orden-desorden aparente, expresó Lourdes Jiménez en el catálogo de su exposición Ernst Kraft, establecido en Mijas (Málaga) antes de finalizar el decenio de 1980, con talleres propios tanto en la capital como en el citado pueblo, se formó artísticamente en el taller del pintor holandés Jacques von Pell en Ámsterdam. Su obra sobre papel, lienzo u otro soporte se mueve en el ámbito de lo abstracto. Ocasionalmente, trabajó en el diseño gráfico y la fotografía; ha expuesto su obra en distintas salas de exposiciones y ferias internacionales de arte contemporáneo y ha realizado instalaciones, en distintas fases evolutivas de su creatividad artística, en México, España y Alemania. En la producción artística de Ernst Kraft siempre actuó como referente y singular leitmotiv la abstracción, una abstracción que le lleva a experimentar en campos inabarcables de creatividad, desde sus “paisajes geológicos”, a la exposición actual en la que va ofreciendo una obra que juega con el orden-desorden aparente, expresó Lourdes Jiménez en el catálogo de su exposición Obra sobre papel. Precedentemente, Nicolás García Herrera había escrito: Ernest Kraft, como todo artista abstraccionista, prescinde de la forma, aunque, paradójicamente, no prescinde de fuertes contornos y bordes en masas “geológicas”, en magmas de color. No hay nada de la naturaleza en su pintura, pero alguna materia inorgánica y dura parece llenar sus cuadros, en los que, paulatinamente, se organizan estructuras irreconocibles y a veces… ¿huellas de escritura humana? Ante la imposibilidad por falta de espacio de consignar todas y cada una de sus exposiciones individuales en el extranjero, señalamos que expuso en Ámsterdam, Holanda; Castleton, Londres y Birmingham, Inglaterra; Florencia y Tolentino, Italia; Zenice, Bosnia; Roermond, Holanda; Hong Kong, China; Guanajuato, México; La Habana, Cuba, y otras distintas capitales y ciudades europeas y americanas, en muchas de ellas varias veces. Su primera individual en Málaga fue en la desaparecida Galería Terral en 1989 y siguieron las del Ateneo dos años más tarde y las de Galería H de Marbella y Ayuntamiento de Mijas, ambas en 1993. Siguieron a las anteriores las celebradas en Galería Eylder de Ámsterdam y Ayuntamiento de Mijas en 1995 y a continuación, cuatro nuevas exposiciones (1997) en Galería Denis de Málaga; Hüstege de Den Bosch, Holanda; Casa de la Villa en Mijas y Espacio Tres en Málaga-capital. En el año 1998, tornó al Ayuntamiento de Mijas y Unicaja de Antequera, y cerró el ciclo de sus individuales del siglo XX en la malagueña Galería Reding y la granadina Sala Granada. Obra sobre papel de la Universidad de Málaga, Fusión hispano-holandesa del Ayuntamiento de Torremolinos y Primavera 2003 de El Corte Inglés de Málaga, constituyeron sus primeras aportaciones a la nueva centuria. Ernest Kraft recibió, al concurrir a dicho Certamen Internacional, el Primer Premio de la Bienal de Arte Contemporáneo de Arad, Rumanía. 
Julián Sesmero - página Kraft 215




2008
Spazi di rapida potenza Esse richiedono una certa spazialità, con distanze a volte asimmetriche, che ricordano le sezioni auree di geometria, in modo da distinguere, tra le une e le altre, la differente portata espressiva. In alcuni casi sono ravvicinate, per ricomporre insieme, il loro primo concepimento artistico. Le opere così accontentate e armonicamente combinate, ritrovano la loro compiutezza, nel modo unico e proprio del nuovo evento. Attrici dalle esigenze a volte capricciose, ma grandi interpreti di ogni singola volontà dell'artista. Come le frasi di uno scrittore, escogitate e create con la potenza repentina del momento, in tempi di lavoro intensi e decisivi, ma con modi altrettanto precisi e delicati. Una volta gettato il corpo di colore sulla superficie della tela o della carta, ci affonda lievemente la spatola, come fosse un bisturi a sbucciare schizzi sottili verso l'esterno. Non va a scagliare graffi o segni d'aggressione, ma risolve la pittura in graffito, più vicino alla ricerca primitiva, che all'atto postmoderno. La materia così tracciata, pare continui a "buttar fuori", come le curve delle coste sibilline (riferito al nome dei nostri monti, o, come si preferisce, nell'accezione di flusso enigmatico, lasciando aperta l'interpretazione e la lettura, nello spirito della mostra…) L'occhio vulcanico di monocromo puro e caldo, dove primeggiano il rosso-cotto, il nero-prugna e l'ocra, spazia oltre le dimensioni concesse all'opera. Il potere del colore si trasforma in visioni dagli spazi illimitati.  Quaderni e cera  Ciò vale anche per il piccolo formato.  Ernst lavora non solo con l'acrilico, ma anche con pigmenti e cera, ancora in uso dal tempo dei romani, che l'hanno impiegata sulle pitture murali. La tecnica antica dell'encausto si va a combinare con i materiali odierni. La resa sui vari supporti è inedita: la tela assume una compattezza rupestre, la carta diventa tanto levigata che pare stampata. Le opere racchiuse nei quaderni ad anelli, ora aperti a formare dittici di carta, offrono una visione duplicata e mai conclusa, quasi ad afferrare un progetto istantaneo in corso, abbozzato dall'artista sul suo taccuino. Quando è il momento del Monotipo, Ernst prepara la matrice, per poi stringere a contatto i colori che reagiscono tra loro, con esiti mai prevedibili. Impronte che si espandono verso il profondo, sconfinando oltre ciò che è fenomeno scrutabile dall'occhio e dalla mente. Minotauri cerebrali L'installazione delle opere ripercorre idealmente quei labirinti di idee e associazioni, che Kraft ha già espresso in materia nella sua land art e in pittura. Le visioni proiettate nello schermo si compenetrano nell'immaginazione di chi osserva, e si producono altre idee. Il tentativo di presentare l'opera di Ernesto può a volte sembrare superfluo e inopportuno, quanto quello di afferrare le idee scaturite da e con le sue opere. Il loro significato si traduce in una assoluta e coerente ricerca di nonsense. L'autore al limite, si sbilancia ad intitolare "scrittura ermetica", alcuni dei suoi lavori fatti di segni. Ma non concede nulla più a linguaggi codificati. Gli stessi titoli che compaiono nei video, portano fuori strada, verso improbabili sentieri del pensiero. Inguaribili astrazioni senza distrazioni And unobtrusiveness is dazzling, upon occasion, The vertebral silence indisposes the licit sail… Enunciati paradossali, simili a giochi di parole, ma che risultano sensati a confronto di: Questo perché l'astrattismo è sempre insito nella realtà conoscibile delle cose, è presente in ogni operazione logica, benché dotato di irrazionalità. Tutti gli ambiti si sviluppano grazie a una componente astratta: dalla fisica, alla poesia, alla musica, persino in cucina, e in modo speciale essa viene espressa in arte. Ernst intende così la pittura, quanto la videoarte: forme di naturale e artificiale astrazione. Non è frutto di casualità, nessun segno è mescolato a caso, ma risponde a un rapporto con una certa realtà, stabilito dall'essere pensante. Tutti i segni significativi si combinano con altri, creando tante assolute verità e continue evocazioni, rimandi, labirinti di idee, immagini, che si dissociano, o si incontrano. Ecco, la magia linguistica di espressioni non codificate. "The Gostac regained" "Un'articolazione nella quale sembra esserci un linguaggio umano o qualche altro sistema simbolico, che invece non può tenere alcun significato identificabile… per creare un'espressione drammatica, sintatticamente corretta, semplicemente pronunciabile, usando parole senza senso. Famosi esempi come "The gostac distims the doshes" di Lewis Carroll o "The vertebral silence indisposes the licit sail" di Lucien Tesniére, oppure ricordando quelle di Chompky: "Colorless green ideas sleep furiously","Le cadavre exquis boira le vin nouveau".(About the Gostac trilogy). Gostac è tutta da gustare così come installata e concepita: mostra come opera d'arte, espressa in ogni sua componente. Chi visita ne fa parte integrante, può condividere e vivere la libera esperienza di segni, cogliendo ogni possibile eco, rivelazione o significato. Dal momento in cui si entra, emerge qualcosa di non afferrabile, qualcosa che all'uscita si può comunque portare con sé. 
(Text of the catalogue / Museo MIDAC - Tolentino Italy) 
Francesca Zacconi,  Art historian, Tolentino 9 maggio 2008



2008
Ernst Kraft muestra su 'laberinto de piedra' de Alemania con la presentación de un catálogo La Universidad de Málaga impulsa esta iniciativa, que recoge el proceso de creación de la obra y que es fruto del hermanamiento con su homónima germana de PassauPassau es una pequeña península en cuyo centro reverdece un breve espacio entre árboles. Ortspitze está justo donde los ríos unen sus aguas y, desde 2007, la instalación de Ernst Kraft acompaña a los caminantes que por allí pasan. Esta obra es testigo de sus pensamientos y reflexiones: el laberinto de Kraft no se hizo para perderse, sino para encontrarse. Este artista holandés afincado en Mijas utilizó 26 toneladas de adoquines que fue introduciendo en la tierra del lugar formando un entramado de senderos. "Cada senda es una alegoría de la capacidad del hombre para encontrar su propio destino", decía la rectora de la Universidad de Málaga, Adelaida de la Calle, el pasado día 11 en su texto de presentación del catálogo que recoge el proceso de creación de la obra. Esta propuesta artística surge como resultado del hermanamiento que existe entre las universidades de ambas ciudades. En el centro del laberinto se encuentra una piedra con una inscripción que lo certifica. Durante el acto Kraft agradeció a todos los que le han apoyado durante su incursión en este trabajo. Un mes empleó el artista en componer la instalación y, lo que al principio iba a ser una obra efímera, se quedará en Ortspitze de forma permanente. No es el primer laberinto que compone. El año pasado pudimos ver 'El laberinto transparente' en la Casa de la Cultura de Las Lagunas y ya está pensando en el siguiente... 
Laura Benavides. Mijas Semanal 19 sept. 2008



2008
Ese laberinto que nos une
Ortspitze está allí, en el corazón de Passau. Es una pequeña península en cuyo centro reverdece un breve espacio entre árboles. Osrtpitze está justo donde los ríos unen sus aguas; parece flotar en el tiempo, porque en el aire reina siempre un silencio que solo se estremece cuando el sol derrite las nieves y hace revivir las hojas. Orstpitze es un lugar mágico al que solo acceden los artistas y los soñadores. Por eso Ernst Kraft dibujó allí, piedra a piedra, su laberinto. Como todos los laberintos, tiene algo de juego y a la vez de misterio; siempre guarda algo, o lo esconde. Pero solo Ernst conoce el secreto.Los iniciados en estas artes dicen que la clave de un laberinto está en la relación que existe entre el centro y la salida. Los escritores, a su vez, insisten en que cada senda es una alegoría de la capacidad del hombre para encontrar su propio destino; tal vez para encontrarse a sí mismo en el gran laberinto del mundo, porque si algo caracteriza al laberinto de Ernst es que no se hizo para perderse, sino para encontrarse. Junto a él confluyen las aguas, pero también las culturas, las ciudades y las universidades. Ortspitze es el lugar para descubrir que el secreto está en el hermanamiento. En el centro de su laberinto, oculto entre sendas de piedras, late el corazón de dos ciudades, de dos universidades que un día en el tiempo decidieron convertirse en hermanas. Passau y Málaga, juntas, allí en aquel lugar mágico donde reina el silencio y solo acceden los artistas y los soñadores. Justo donde Ernst guarda el más preciado de sus secretos. Ese laberinto que nos une.
Adelaida de la Calle,Rectora de la Universidad de Málaga, Introducción del catálogo. Málaga, abril, 2008

2008 Introducción: El laberinto de piedra
Para un artista del siglo XXI resulta difícil conectar con el espectador, dada la gran cantidad de estímulos de toda índole que proliferan a diario. La sociedad actual intenta seducir al ciudadano de a pié a través de incesantes manifestaciones pseudo-artísticas que saturan los sentidos y que tratan de llevarlo hacia la parcela que propone cada situación. Así los spots publicitarios, el cine, las vallas, los luminosos, una incursión en Internet, (donde cada rincón de la pantalla del ordenador trata de atraer nuestros sentidos ) y la televisión de cada día en la que la fuerza de la técnica está empleada en la propaganda, explícita o subliminal, de la política, la economía, la religión… A veces tenemos la suerte de encontrar un artista que sea capaz de poner nuestros sentidos delante de la paz y el concepto profundo y meditado de la vida. Nos encontramos ante la creación de Ernst Kraft. Artista polifacético que nos regala su obra titulada “El Laberinto de Piedra”, una obra que acerca al espectador hacia metáforas distintas y todas válidas de la vida y la muerte. El compromiso de Ernst Kraft y sus creaciones están plasmados a lo largo de su obra con gran profesionalidad. La hermenéutica de su trabajo nos acerca al concepto humanista que subyace en su obra. Su discurso y especialmente en su obra “El Laberinto de Piedra”, nos adentra en la concepción del arte contemporáneo como categoría. Ernst Kraft salió de su Holanda natal a los dieciocho años y tras una breve estancia en los Estados Unidos, viajó a América Latina; allí permaneció por espacio de cuatro años en completa simbiosis con la cultura de países como Argentina o Perú, en un auténtico ejercicio de interculturalidad. A su regreso a Europa, eligió España y se instaló entre nosotros hace casi dos décadas. Hablando artísticamente de Ernst Kraft, se debe hacer hincapié en su capacidad para tratar múltiples facetas: pintura, escultura, instalación, diseño de carteles, video creación, fotografía… en todas las disciplinas sabe dejar la impronta de un trabajo bien hecho. En esta ocasión, su intervención “El laberinto de Piedra”, en la ciudad alemana de Passau, deja de forma permanente en esa ciudad una interpretación cercana al Land-Art de otras dos versiones que Ernst Kraft ha realizado de este concepto. La primera en México, en la Fundación Alzheimer de León- Guanajuato; el tratamiento laberíntico lo enfocó relacionándolo con el cerebro humano, haciendo notoria en su obra las similitudes que existen entre los dos. Trabajó en un jardín, con piedras de gran tamaño, y en su centro, un nogal que habla por sí sólo de la robustez de la obra y su intención. Después vino el de Mijas (Málaga); era una obra efímera titulada “El Laberinto Transparente”, una instalación de grandes proporciones, en la que la participación del espectador al igual que en las otras ocasiones, era fundamental. El “Santo Grial” se encontraba en el centro de la instalación. En la “Ortspitze”, lugar emblemático de la ciudad de Passau, Ernst Kraft, ha realizado durante tres semanas, un “Laberinto”. Toneladas de piedra y una gran inversión en medios humanos y materiales, han dado lugar al “Laberinto de Piedra”, detallado en el presente catálogo, que como parte integrante de la obra, ha realizado el autor. Ernst Kraft, deja allí la huella de un gran artista y la implicación de muchos ciudadanos que cada día se han interesado por el progreso del “Laberinto de Piedra”. De la observación de su obra se desprende una visión de conjunto donde, Walter de María, Christo o Richard Long, son nombres que vienen a la memoria hablando de “El Laberinto” de Ernst Kraft, nombres que son iconos del arte actual y que han puesto de manifiesto otras formas de hacer arte.
Verónica Romero, Introducción del catálogo, Málaga, Noviembre 2007


2007 El Laberinto Transparente
Hoy nos encontramos ante la convocatoria de un artista experimentado y polifacético: Ernst Kraft. La impecable trayectoria de este artista holandés nos sitúa delante de una propuesta innovadora muy interesante por su concepto, El Laberinto Transparente. Para llegar al resultado que podrán apreciar ahora, Ernst Kraft, ha desarrollado una larga y complicada trama de esquemas y bocetos, horas de ordenador y un trabajo “in situ” que le ha costado tres semanas de esfuerzo e ilusión, durante las cuales se ha mostrado tan anhelante de este momento, como el niño que espera un regalo. No es la primera vez que Ernst Kraft trabaja sobre este asunto; el pasado otoño ya lo hizo en Méjico con su instalación “El Laberinto”; fue un éxito. En aquella ocasión el trabajo fue realizado sobre la tierra de un hermoso jardín de la Fundación Alzheimer, lugar que conecta íntimamente con la idea que provocó todo el trabajo de la obra, al estar desarrollada desde la idea de lo intrincado de un cerebro. En esta ocasión, Ernst Kraft ha trabajado sobre la idea de un “Laberinto Transparente”, poniendo ante el espectador la posibilidad de transportarse por caminos en los que no está resuelta su salida, y sin embargo la transparencia de sus materiales sugiere la sensación de poder estar dentro y fuera a la vez, durante el tránsito (sugerido) del hombre por los caminos de la vida. En fin… una invitación a pensar, dejar volar la imaginación de quien quiera sentir en primera persona la paradoja de “la claridad aparente del camino y la oscuridad del sentido”… En palabras suyas “La transparencia es el deseo de esclarecer el orden hermético y oscuro del sistema, pero ciego o vidente, metido dentro, no se desvelan jamás los secretos”. La exposición consta de 2 partes: en la primera veremos una presentación en video, que da pie a trasladarnos a nuestro “Laberinto Transparente”; en la segunda, el propio “Laberinto”. Lo demás es cosa de ustedes. Muchas gracias por su presencia y espero que lo disfruten.
Verónica G. Romero,  Introducción del catálogo, 26 de enero, 2007


2007
Stein-labyrinh an der Ortspitze als Geschenk
Künstler Ernst Kraft aus Malaga schafft ebenerdigen Pflasterstein-Parcours – Präsentation des fertigen Werke am 5 Oktober. Spatenstiche an der Ortspitze, vom Stadtarchäologen beäugte Grabungen, Schubkarren und Baumaterial – interressierte und besorgte Bürger und Touristen fragen sich seit Mitwoch: Entsteht in der derzeit so baufreundlichen Stadt jetzt auch noch etwas an Passaus exponiertester Stelle inmitten unseren Postkarten.-Idyllen? Denn ist nicht so: Mitten an der Ortspitze entwickelt sich ein kleines kunstwerk: ein ebenerdiges rund 40 mal 30 Meter grosses Stein.labyrinth, das Anfang Oktober fertig gestellt sein soll. Es ist ein Geschenk der Partnerstadt Malaga, erstellt von Ernst Kraft.Seit vergangene Freitag arbeitet der aus spanischen Partnerstadt Malaga stammende 55-Jährige an der Istallation. Der gebürtige Holländer , renomierter Künstler mit mehreren europaweit verteilten Werken, hatte vor zwei Jahre Gelegenheit , während eines Künstleraustausches zwischen Malaga und Passau die Dreiflüssestadt und speziel die Ortspitze kennen zu lernen – eine Art heiliger Boden Passaus. Aus Anlass des 20-jaährigen Bestehens der Städtepartnerschaft, das Anfang Oktober in Passau offiziell gefeiert wird, macht der Künstler, gefördert von der Universität Malaga, der Stadt nun ein Geschenk. Ernst Kraft lässt dort, unterstützt vom Kulturamt der Stadt Passau und mit Hilfe des städtliche Bauhofes, ein Labyrinth entstehen, das sich von oben betrachtet wie ein überdimensionale Fingerabdruck in diesen Ort eingräbt. Die Pflastersteine, die das begehbare Labyrinth bilden, sind nur von oben ersichlich – die rundum gewohnte Ansicht des Freiflüsseecks bleibt unangetastet. Das Stein-labyrinth ist möglicherweise eine nur temporäre Installation, je nachdem, wie es bei den Bürgernankommt und sich verhält mit Veranstaltungen an der Ortspitze, klärt Rita Loher-Bronhold, stellvertretende Leiterin des Passauer Kulturamts, auf. Der erste Eindruck ist ein guter: Kinder vom benachbarten Spielplatz haben sich gestern und vorgestern amüsiert durch das mit Absperrband austrassierte Projekt geschlängelt. Gestern war der Kunst-Leistungskurs des Adalbert-Stifter-Gymnasiums vor Ort, um Eindrücke zu sammeln oder eine kooperation mit Ernst Kraft auszuloten. Zunächst wurde das Labyrinth mit rorem und weissem Band markiert. Danach hat der Künstler, unterstützt durch der Abteilung Stadtarchäologie, die Labyrinthbahnen ausbgegraben. Am Mitwoch hat Ernst Kraft nun damit begonnen, diese Bahnen mit kopfsteinpflaster zu fühlen. 'Ich habe mir immer an der Ortspitze, dort wo die Flüsse zusammenfliessen, ein Steinlabyrinth vorgestellt, an diesem Ort kann sich die Mystik des Labyrinthes in einer ganz besonderern Weise entfalten', sagt der Künstler, 'Für mich hat das etwas Magisches'. Das Stein-Labyrinth wird am 5 Oktober mi Beisein einer Delegation aus Malaga offiziell präsentiert.
Christian Karl, Passauer Neue Presse, 21 09 2007



2007
"Laberintos y otras ilusiones"
(Ernst Kraft) me muestra su taller mientras se fuma un cigarrillo. ... ha aprovechado toda la planta baja de su casita del Barrio Santana para trabajar y ahí, entre el orden el caos, lleva a cabo su creación. El cristo de los artistas preside la sala en la que además, cuelgan muchas de sus obras. En este pequeño universo Kraft se mueve con soltura, me lleva de un lugar a otro, de una idea a otra, con una agilidad sorprendente y es que el artista siempre tiene su imaginación ocupada en la producción de una nueva obra.El componente abstracto mueve la mayoría de sus pensamientos. Bajo los trazos de líneas envolventes, manchas de colores y estructuras retorcidas encontremos los cimientos de un sentido filosófico que tiene mucho de observación. A Ernst le gusta sentarse a reflexionar sobre los pormenores de la existencia humana, una idea que está muy presente en sus laberintos, pero tambien hacer de cosas tan cotidianas como una baldosa, un ejemplo de abstracción pura. Sin ir mas lejos, el suelo de su taller se ha convertido en el protagonista de una videocreación gracias a un tratamiento digital posterior y como éste muchos otros objetos han pasado a la catagoría del Arte con mayúsculas....."
Maria Rubio, Recorte del artículo: "Laberintos y otras ilusiones", Mijas Semanal Nº 231, 10 Agosto 2007








2006
Ernst Kraft - The Labyrinth at Accord Gallery LEON, GUANAJUATO, MEXICO.- On the 19th of October the new exhibition of Ernst Kraft will be opened in the Accord Gallery, in Leon, Guanajuato, Mexico, entitled: “The Labyrinth”. The exhibition of this Dutch artist, who lives and works in Malaga, Spain, combines his recent work on paper and an installation designed specially for the occasion in the green area of the Alzheimer Foundation, a sponsor of the show, together with the University and the Museum of the City, in Leon.  The installation “The Labyrinth”, consists of the actual labyrinth in the adjacent garden, on a 14 x 10 meters surface, four series of prints and a video of 10 minutes with music from Giacinto Scelsi, Schönberg , Yves Bosch and Lázaro Leiva, which will be shown in a continuous loop.“The labyrinth, as a metaphor of life, and its interconnections of thoughts, memories and emotions, has been the starting point of the project. The brain not only has a visual likeness to the labyrinth, its functioning is comparable. Suffering from the Alzheimer syndrome could be interpreted as desperately losing the way in the path of the past and present. It is not the case that memories, or reasoning or affective emotions get lost, it’s simply hard to find, and to find again, the roads leading to them.  The phenomena of the labyrinth is ancient and always surrounded by metaphors of personal life or life in general, “memento mori”, o the vía crucis... The labyrinth is an organism. The road system is a labyrinth , as is the city, the district, the office, the home, the dormitory, the computer, the brain and within the brain where there are more labyrinths. In the centre of every labyrinth you find the entrance to the next one. Or vice versa: leaving one, you find yourself in the centre of the labyrinth that holds the one you left behind…  Thus, it occurred to me to design for the green area of the Alzheimer Foundation a labyrinth shaped as an abstract styling of the transversal cut of the brain. I wanted to integrate the symbols of infinity, continuality, the cycles of birth and death, the fact that in every organism exists the germ for new organisms, it repeats, it modifies, but still will be part of the same system, like an endless set of Russian dolls. It seems to me that nothing better symbolizes this idea than the planting of a walnut tree in the centre, in the cross of the axes of the labyrinth. And I will wait patiently until my walnut tree will give birth to its fruits, until they will fall on the gravel of the labyrinth, burst open and show their interior, small labyrinth brains, each one of them capable of creating an infinity of other labyrinths.Imagine you are born as a walnut, and when you say farewell to the shell, that sails away as a miniature yacht, there is nothing else you can do than follow your own trails carved into your being…. there are always two options: zero or one, like a chip. At the crossroad you can’t judge the consequences, you can only judge them if you climb to the top of the tree, but because of the laws of gravity, it is difficult to fall upwards…”  Ernst Kraft has a extensive artistic career, with a long list of exhibitions and projects, at national and international level, in particular in Spain, Germany, the UK and in Holland. At present Kraft is the coordinator of the Drawing Project Din A4 Spain, and an honorary member of the Cultural Association Terra Dell´Arte.  Concurrent with the installation, The Labyrinth, his recent paintings will be on display in the Accord Gallery. The colouration of his work is clearly anchored in the Mediterranean soil, including rarely used pigments like tar, medical iodine, or industrial terrazzo red. He applies them with carriers like acrylics, latex and encaustics. The wax and encaustics, due to their particular way of spreading the pigments over the surface, give rise to an aquarelle like appearance in the work, but also serve as a finish. His work handles the tension - or the drama – provoked by the graphic impact between abstract narrative and the spacious and airy backgrounds. On the canvasses with their layers of diluted paint, the dimension of time is fundamental to show the sequences of movements and their resonance in texture. Yet in his paintings on paper it is the instant movement that governs the work, with neither before nor after, without retouching… 
Published in Art daily the 8th of October 2006



2006
Ausstellung Ernst Kraft Die Kunstgallerie RU-H in Fuengirola hat im Mai eine Ausstellung mit den letzten Arbeiten des Holländers Ernst Kraft eingeweiht, die bis zum 18 Juni zu sehen ist. Der Künstler, der sein Atelier in Mijas hat, blickt auf einen langen, fruchtbaren Weg mit einer Anzahl von Ausstellungen nationaler und internationales Projekte in Deutschland, England, Rumänien und Mexiko zurück. Gegenwärtig ist er susätzlich als Koordinator das Malprojekt DIN A4 Spanien und Ehrenmitglied der Kulturverein Terra del Arte tätig. Die Ausstellung in Fuengirola besticht durch ihre Farbfreudigkeit, verankert in der mediterrane Umgebung. So selten verwendete Materialien wie Teer, Jod oder roter Terrazzo in Verbindung mit Acryl, Latex und Lack geben den Kunstwerken neue Dimensionen; Wachs und Lack mit einer ungewöhnlichen Verteilung der Pigmente aud einer Oberschicht erzeugen Aquarel-Aspecte oder dienen Arbeiten auf Papier als Finish. Krafts Werke zeigen die Spannung – oder das Drama – zwischen der grafische Kreation einer abstrakten Story und einem weiträumigen, wie lufleeren Hintergrund. Auf einer Leinwand mit übereinander liegenden Schiten von verdünter Frabe ist die zeitliche Dimension ausschlaggebend, um die Folge von Bewegungen und seine 'resonancias de relieve' in den Texturen der einzeinen Arbeiten darzustellen. Trotzdem ist es bei den Arbeiten auf Papier die spantane Bewegung, die sie formt: ohne vorherm ohne hinterher, ohne retuschieren.
"Ausstellung Ernst Kraft", das Aktuelle Spanienmagazine, Nr. 230 - 06




2006
(...) Entro en la sala con la ingenua esperanza de que la obra conclusa y pulcramente colgada en la pared me revele alguno de los interrogantes que va a plantearme el autor, que me van a ayudar a penetrar más en el sentido de arte y necesariamente, de la vida. Es el mismo ritual de siempre; sin embargo, es esta ocasión, es diferente. Me sorprendo al comprobar que las respuestas a estos interrogantes me las va a proporcionar el proceso creativo de las obras  "Ernst Kraft nos propone una búsqueda. Nos adentra en un proceso intuitivo, más que racional, tras el cual, quizás, el artista se reconocerá anímicamente. Este viaje comienza, como casi todos, por azar. Una violenta pincelada da pasos a movimientos más rápidos e instantáneos en los que mecanismos irracionales y vitales son su principal baza creativa.La superficie blanca, virgen, resulta violada por un trazo inesperado. Este primera mancha se asemeja a un accidente, a un impacto infringido contra la tela... drama El pintor nos conduce a través de formas, texturas y gestos facturados con una expresividad que me evoca el informalismo expresionista. No caos. Las formas se ordenan intuitivamente en torno a una gran armonía composicional. Kraft parece, con cada obra, anticiparnos el germen de la siguiente. Quizás no quiere dar por acabado ninguno de sus cuadros, pues persigue que el ultimo sea la génesis del próximo. Salgo de la sala y no intento indagar en las emociones del autor, sino en las mías propias. El proceso creativo ha trascendido en mi de tal forma que mis ingenuas interrogantes tienen respuesta: he reflexionado acerca de las sensaciones que se despiertan en mi al contemplar su obra. Me he dejado atrapar por un juego liberado de reglas y convencionalismos en el que lo im`portante es el disfrute contemplativo de la obra de arte, desembarazándome de prejuicios para ver y amar el arte actual...."
Susana González Márquez, Forum, Magazine de arte y cultura, junio 2006


2005
Im Profil,
Ernst Kraft, Maler und Buchautor “Paco Pulpito zeigt viel spanische Lebensart” Der Niederländische Künstler Ernst Kraft (Bloemendaal, 1952) lebt und arbeitet seit 15 Jahren in Malaga. Er präsentierte vor kurzem in Mijas und Malaga sein Buch 'Paco Pulpito? Eine von ihn geschriebene und illustrierte Geschichte, die nicht nur junge Leser in Bann zieht.
Wie kamen Sie zur Kunst? Nach dem Abitur war ich fünf Jahre in Lateinamerika. Als ich nach Holland zerückkam habe ich begonnen Philosophie zu studieren und ein wenig zu schreiben. Denn habe ich inder Werkstatt eines Malers gearbeitet and nach einigen Jahren meine eigene Werkstatt eröffnet
Wie kam es, das sie nach Malaga kamen? Irgendwann hatte ich genug von Holland und wollte wieder woanders leben. In lateinamerika ist es sehr schwierig als Künstler seinen Lebensunterhalt zu verdienen. Da ich schon spanisch sprach und meine Schwester in Torremolinos lebte, bot sich Malaga an. Zuerst wohnteich in Malaga Stadt aber dann bin ich nach Mijas-Pueblo gezogen, wo ich heute noch lebe.
Sie haben vorher in Amsterdam gelebt, war Ihnen Mijas da nicht zu provinziel? Mijas ist ein schönen kleines Dorf, das hat mir gefallen. Natürlich hast es weniger zu bieten als eine Grossstadt, aber zum Arbeiten ist es ideal. Und wenn ich etwas mehr Abwechselung brauche, fahre ich nach Malaga. War es schwierig, hier Fuss zu fassen? Als ich 1989 nach Malaga kam, hatte ich ziemlich Glück, weil ich schon nach einem Monat meine erste Ausstellung hatte. Konnsten Sie damals schon von der Kunst leben?
Beatrice Lavalle, Fragment aus Im Profil, Sur Deutsche, 19 januar, 2005



2004
Trabajar con las manos,
Hace catorce años el pintor Ernst Kraft cambió las frías humedades de su Holanda natal por el suave clima Mediterráneo para continuar su búsqueda artística experimental. El dicho reza: uno no es de donde nace, sino de donde pace. Después de catorce años viviendo en la blanca y tranquila soledad de Mijas, Ernst Kraft es el ejemplo hecho carne de la sabiduría del refranero popular. Sólo un marcado acento en su conversación le delata como holandés afincado en Andalucía, adoptado por España, a la que incluso ha representado en la Bienal de Florencia, el escaparate del arte contemporáneo mundial.El último puerto de un aventurero nómada que encontró en el Mediterráneo, la luz y la transparencia que no le dió el mar del Norte a la vuelta de su largo periplo sudamericana, de México a Tierra de Fuego. Por eso sacrificó las posibilidades que ofrecía un mercado artístico afianzado, de una segura proyección internacional, por una casa con vistas al mar y un estudio tranquilo que se adapte a su forma de crear. Encontrar el hogar. Ernst Kraft es intuitivo, visceral y eléctrico. Necesita espacio para colocar los lienzos, para merodear alrededor de ellos y, cuando menos se lo espera, ensartarlos con una pincelada rápida e irreflexiva (tarda un día o dos en pintar un cuadro). Pero no siempre fue así. Hubo un tiempo en que se tuvo que conformar con la tercera habitación de un exiguo apartamento que compartía con su pareja. Tantas estrecheces pasadas, tanta energía concentrada en unos pocos metros cuadrados, le determinaron a supeditar la casa familiar a su trabajo, cuando se vieron por obligados a cambiar de casa por el nacimiento de su hija. Primero, el estudio; después, ya veremos como es la casa. Y la casa tampoco estaba mal. Aunque Kraft no sintió la llamada de la propiedad inmobiliaria, no dudó en invertir su dinero en una villa que le permite tomarse con calma la vida, lejos del traqueteo urbano y su ritmo loco. 'Hay veces que lo echo de menos. Pero entonces me fugo a Málaga. Es allí al fin y al cabo done pasan las cosas. En la provincia no hay mucho movimiento', reconoce el artista plástico, contento por el creciente surgido de la oferta cultural que ha surgido con la creación del Museo Picasso y el Centro de Arte Contemporáneo. Por esta razón, Kraft rompe su falso aislamiento para seguir con interés las noticias y proyectos que le vienes de la Asociación APLAMA de la que es miembro. 'Ellos me ayudan mucho. Cuando tengo que escribir un breve texto para un catálogo, ellos me lo repasan para corregirme las faltas de acentuación o me echan una mano a la hora de buscar un patrocinador para ir a una feria. Pero eso tiene que ver más con la amistad que con otra cosa', comenta. Intuitivo, no analítico. La pintura, según el artista holandés, responde a una intuición, a un sentimiento inexplicable que nace del vientre o del corazón. El lenguaje pictórico que define Ernst Kraft no es tan analítico como lo puede ser el literario, una faceta del arte con la que también se ha atrevido este experimentador incansable. Dentro de unas semanas recogerá la 'limitidísima' edición de su primer cuento infantil que él mismo ha ilustrado. 'Un capricho', justifica, como lo fue el coger la 'henna' de que su hija usaba para teñirse el pelo como pigmento o tentar a la escultura. Sin embargo, las abstracciones finales diluidas en el lienzo no reflejan su coqueteo con lo fortuito, con la casualidad . Nadie en la galería lo diría, admirando la complejidad de ciertas composiciones. Cuando se cierran las salas y se descuelgan los cuadros a Ernst Kraft sólo le queda la 'resaca creativa' de un 'currante' que sólo buscaba trabajar con las manos. Lo demás vino por solo.
Rosa Diaz Casas, Suplemento Luces, La Opinión de Malaga, 09-02-2004



2003
Ernst Kraft: muestra su obra en Italia Durante el mes de diciembre ha particpado en la Bienal Internacional de Arte Contemporáneo, 'Cittá di Firenze', celebrada en Florencia (Italia), representando a España. Esta representación, que puede en principio sorprender por ser un artista holandés, se explica porque hace catorce años que vive y trabaja en España, más concretamente en Málaga (Mijas) donde tiene el taller desde 1989. Su participación en esta cuarta edición ha consistido en la muestra de un tríptico, titulado según la sinfonía de Benjamin Britten 'War Requiem' (Requiem de guerra). El tríptico de grandes dimensiones, formado por una hoja central y dos laterales, muestra un paisaje tortuoso de formas abstractas. En su composición las hojas laterales con su fuerte dibujo negro, parece custodiar, como jinetes apocalípticos, la obra principal. Obra de expresionismo gestual en la que el color y la tetura son claros protagonistas, pues ha ultilizado acrílicos, resinas y alquitrán que en pesadas pinceladas ha ido extendiendo en un lienzo de doble tejido, junto a otras texturas y en capas de pinturas diluidoas semitransparentes. Ernst Kraft como escribía Federico del Cerro, hace pinturas abstractas que remarcan las memorias cambiantes de la abstracción española del siglo veinte.
Cristian Venturi, en "Artistas de hoy", Revistart, Nr. 84, 2003 



2003
New paintings - Catalogue Exhibition Arch Gallery, London
Archgallery is pleased to announce the first solo show in London of Ernst Kraft's paintings. Like several interesting painters that have emerged from Spain in recent years, Ernst Kraft makes abstract paintings that reframe the shifting memories of late twentieth century Spanish abstract painting. Tapies, Chillida, Millares, Sicilia, and the younger Barcelo are all beckoned by this frequent traveller who sees them at a distance, taking what he needs from them, but refusing to make paintings period. Kraft, as a Dutchman who settled in Mijas, Malaga, in 1989, feels perhaps the tension between cultural assimilation and displacement  On the one hand, one might think that his present Mediterranean habitat is reflected in the earthly colours and sand-like textures of his paintings. On the other, the drawing seems to speak of fragile lines and uncertain bounderies, a sense of disorientation that is often present in the 'foreigner'. One feels that the lines are about to break, moving here and there, hither and thither, back and forth. And yet they have the authorative fixity of maps. For the fragmented backgrounds of rich cream or brown might resemble aerial maps. Federico del Cerro, "Introduction", Catalogue of the exhibition "New Paintings". Archgallery, London, March 2003



2002
Ante los nuevos cuadros de Ernst Kraft
Hay un paisaje que llega desde la memoria. Un horizonte aparentemente abstracto que posee sus líneas, volúmenes y signos, caballetes como grúas del entendimiento, un espacio de difuminados y nítidos colores diluyéndose entre la tela de los ensueños, entre los poros rasgados del papel. Mágico lugar donde la arpillera proclama la acrílica embriaguez y sus números.
Y prevalece la realidad junto a su quimera, la blancura de la luna sobre la esclarecida noche. Desde algún lugar es ofrecida la bella flor de la negritud silente, la sencilla belleza del arco iris ceñida a lo oscuro.
Tiene el alquitrán sus personales misterios, sus marcas, símbolos e insignias, sí. Y brotan recuerdos, voces antiguas, la expectación grita azules mutismos como cirros en perspectiva. Licor para ojos el agua marina, evocación, humilde trance, interior llamarada.
Ser un artista. Un hombre sabio, conocer el silencio y las reminiscencias del olvido; saberse todos los ángulos del calidoscopio. Ser un hombre, un artista; aprendiz de sí, del imperceptible abaniqueo de los pinceles en contacto con el color y la vida.
Por el amor al arte este oficio de melancolías indescifrables. Por amor al arte aquella forma de percibir los aromas de la luz. No queden los espacios sin su música ni los soliloquios sin respuesta. Mas no se le agotará los odres a quien busque en los lugares señalados por intuición, verdad comunicada siempre desde el espíritu.
¿Qué podría decir un mirar a otra mirada? ¿Qué decir intentaría las pisadas que se dirigen a las que retornan? ¿A que hora del día expondremos el dilema, con que temperatura verificaríamos los mutismos si ambas, fiebre y templanza, son necesarias? Contémplate en silencio, oh caminante.
Salvador López Becerra, catálogo exposición 'Alquitrán', editado en CD Rom 20 02 2002, Malaga


2002
"...I don´t have the "painting" in my head, that only needs to be painted. No, for me painting is a process, going round and round the canvas, as it lays on the floor, or stands on the easel, like a mystical dance, applying pictorial mass, dirtying my hands, seeding colours, harvesting images... It is drama, action, a process. A finished painting is something else, it could be art, but maybe it is only the reflection of a process, and is the search really the art...." Out of English version of "Interview with Ernst Kraft"
Nicolas Garcia Herrera Kylix, Revista de literatura y Arte, Nr. 10, 2002 - Clic INTERVIEW



2001 
Ernst Kraft expone su 'Obra sobre papel' en la Sala de Arte El vive rectorado de Cultura de la Universidad de Málaga inaugura mañana 'Obra sobre papel', una selección de los trabajos realizados por el malagueño de adopción, Ernst Kraft, que se expone al público en la Sala de Arte hasta el próximo 28 de junio. 'El título de la exposición define la técnica de pintura que he ulilizado para mis cuadros', explica Ernst Kraft quien asegaura que en los últimos dos años ha trabajado mayormente sobre papel. 'Normalmente pinto sobre lienzo, el papel sirve de anteproyecto, para tener una visión de lo que luego traslado al lienzo; sin embargo, a veces, queda bien en papel'.Este pintor holandés afincado en Mijas, se formó en su país natal 'como en la antigua escuela', recibiendo las enseñanzas particulares de un pintor. A finales delos 70 abrió su propio taller e pintura en Amsterdam y posteriormente estuve viajando por Iberoamérica y Europa hasta instalarse definitivamente en la Costa del Sol. 'El color de mis cuadros ha cambiado mucho desde que vivo en Málaga, ahora uso más los colores ocres' comenta Ernst al reconocer la importancia de la luz y el color en sus obras. Después de una larga trayectoria de exposiciones por la provincia y por el extranjero -Ernst Kraft expone cada dos años en la galería Montage de Inglaterra, además de realizar varias exposiciones en Holanda-, este pintor del papel ha seleccionado cerca de 40 obras para exhibirlas en la Sala de Arte de la Universidad de Málaga.'Se trata de cuadros en los que he empleado la técnica mixta y que no llevan títulos.' El único trabajo que expone con nombre propio es 'cuadernos herméticos', una serie de obras montadas sobre cristal como si estuviesen en una vitrina o colocadas en 'apoyalibros' con la intención dedar un aspecto más museal' Ernst Kraft destaca que su obra sobre papel posee una mayor abstracción que la que realiza en lienzo. 'He evolucionado desde lo figurativo hasta el más puro abstracto', afirma este creador para quien la pintura 'es un trabajo físico y espiritual, sin que uno tenga más peso que otro'. Este malagueño de adopción considera que esta exposición es un cumplemento de sus trabajos en lienzo, al opinar que 'sólo una visión conjunta de los trabajos sobre papel y de las obras en lienzo pueden dar una idea de la dimensión del artista' Ernst Kraft sigue trabajando con las mismas técnicas -acrílicos, óleos, y carboncillos entre otros- y actualmente tiene previstas varias exposiciones en las que mostrará sus nuevas obras al público.
Carmen Martín, Diario Sur 30 05 2001



2001
Ernst Kraft, Obra sobre papel
'Obra sobre papel', con este título tan concluyente se define la individual presentada por Ernst Kraft en la Sala de Exposiciones de la Universidad de Málaga. Una obra sobre ppael que progresivamente se ha ido introduciendo y cobrando todo el protagonismo que singularmente se ,merece en el actual mercado del arte; una muestra de todo ello se pude observar en la pasada celebración del Salón Estampa 2000 en su VIII Edición del Salón Internacional de obra gráfica, que tuve lugar en Madrid durante los meses de octubre y noviembre pasado, en un encuentro ferial ya consolidado y definitivo en el compromiso de crear un interés por la obra gráfica tanto a niveles de coleccionismo como el de la crítica y demás especialistas en la materia. La continuada celebración de estos salones internacionales de Estampa en España,viene a reafirmar la apuesta por la obra sobre papel y la convierte en lugar expositivo de galerías y artistas españoles y de todo el mundo, determinándose de este modo como los definidores de las tendencias contemporáneas actuales. Afortunadamente, este afianzamiento también se tradujo en la creación e galerías de arte y un mercado propio dedicado íntegramente a la obra gráfica aquí en nuestro país. En este momento por tanto, si nos cabe ser optimista y esbozar una ligera sonrisa de satisfacción ante la confirmación y apuesta por parte de los artistas y el público hacia la obra en papel, atrás va quedando ese menosprecio con el que se definía a la obra gráfica en general en detrimento del consagrado y supervalorado mito de la obra única en la producción de un artista frente a la obra seriada. Todas estas felices circunstancias me llevan a acercarme a la obra en papel de Ernst Kraft con un cierto agradecimiento al mismo por elegir este soporte como medio artístico; del mismo modo y tal como me confirma, incluye e la muestra dos lienzos para que quede clara que la línea de separación entre su producción pictórica sobre tela y la bra en papel no existe comotal, sino que se complementan y enriquecen 'jugando y experimentando' con la primera para más tarde poder aplicar los resultados obtenidos posteriormente al lienzo, y viceversa. Los múltiples y distintos ensayos efectuados en el papel como soporte esencial y definidor en esta muestra le permite contrastar y conjugar con una variedad importante de elementos empleados en su realización, que bajo el común denominador de 'técnicas mixtas' confluyen y se unen creando espacios, optando por la bidimesionalidad que se otorga por entre otros con los pigmentos naturales de distintos colores, acrílicos, óleo -siempre dominando de forma permanente los tonos tierra: ocres, rojizos, negros, y sutilmente unos azules difumados, 'sucios', que se pierden y en algunos casos violentan los espacios-, además dela utilización de carboncillos, tierras, el aerógrafo así como destacando particularmente la incorporación de la cera que actúa como base fundamental de la mayor parte de la pbra presentada, cera que al aplicarla como barniz le da esa protección y acabado tan singular en su resultado final. En la producción artística de Ernst Kraft siempre actuó como referente y singular leitmotiv la abstracción, una abstracción que le lleva a experimentar en campos inabarcables de creatividad, desde sus 'paisajes geológicos' a la exposición actual en la que nos va ofreciendo una obra que juega con el orden-desorden aparente, la secuenciación de planos cerrados y divisorios que parecen conformar una continuidad en varios de los ejemplos expuestos -casi se podría enunciar como de pequeñas series., o la total fusión entre los espacios donde en una serie de cuatro pequeños formatos (50 x 50 cm.) las grandes masas de color antagónicas por excelencia -blanco y negro. Se deslizan en un tour de force soberbio, y donde la primacía del negro sobre el blanco termina imponiendose para rebasar de este modo el espacio plástico ocupado por la anterior masa de color. Quizás no sea éste un encuentro fortuito sino perseguido largo tiempo y alcanzado en estos momentos, el que le conduce a la eliminación absoluta de los planos divisorios impuestos y acotados por él mismo en una tendencia a la ordenación sistemática de los espacios. Ya reseñé anteriormente cómo se da una superación en otras obras cerrados , que pueden hacernos pensar que Ernst Kraft ha llegado en su potencialidad investigadora a rebasar los límites absolutos de la bidimensionalidad, para en breve acercarse a los volúmenes corpóreos reflejados en la obra escultórica o a experimentar con la superficie vacía y desnuda de elementos en una búsqueda hacía la primacía del espacio plástico en sus orígenes; aunque quizás dicho así entre a formar parte del mundo subjetivo y futurible de nuestro artista que siempre es que tiene la última palabra en su obra, y no afortunadamente el débil y tambaleante juicio de la critica actual que por otra norma y generalmente intenta 'imponer' sus criterios estáticos y juicios subjetivos a la postre en un mundo que por derecho pleno pertenecerá por siempre a los artistas.
Lourdes Jiménez Fernández, prólogo catálogo editado por la Universidad de Málaga, , 08 05 2001

(English extract)(...) the paper, es the essential support and denominator of this show, allows him to contrast and play with a variety of elements. Under the common designation 'mixed techniques', pigments, acrylics, oils flow together, creating spaces, opting essentially for the two dimentional ones. The particular use of wax, applied as a varnish provides protection and a finish in the final result peculiar to this artist... an abstraction that makes him experiment in infinite fields of creativity, from his 'geological landscapes' until the present show... a work that plays with the apparent order -disorder, the sequence of closed and and dividing fields... a progressive overriding of the closed fields make one wonder if Kraft, in his investigations, has reached the absolute limits of the two dimentional, and is soon to approach corporeal volumes, like sculptures. Otherwise perhaps he will experiment with empty surfaces, cleared of all elements, in a search for the priority of plastic space and its inchoate origins..."
Lourdes Jiménez Fernández, Out of the essay: "Ernst Kraft, Work on paper" Catalogue of the exhibition, University of Malaga, 2001



2000
Ernst Kraft. Natural de Bloemendaal, Holanda, Ernst Kraft nació en 1952. Tras cursar el bachillerato en Holanda, pasa cinco años atravesando todo el continente americano y regresa a Holanda en 1976 y allí trabaja cuatro años en el taller delpintor Jacques von Pell en Amsterdam, donde reside. En 1981 trabaja en la capital holandesa, en su propio taller, y simultáneamente realiza obras de diseño gráfico y fotografía, exponiendo sus obras en galerías e instituciones de Holanda y Bélgica.En 1989 cambia de rumbo: tras celebrar una exposición de despedida de un solo día, desmonta sus lienzos de los bastidores y abandona su obra anterior. Con su caballete y el material más inprescindible para poder trabajar, sube a un tren con destino a España y se instala en Málaga. Es otro ambiente, otra luz muy diferente. Pinta, expone y se traslada a Mijas, donde convierte el antiguo supermercado del Barrio Santana en su propio taller. Allí trabaja tenazmente y expone en el Ateneo de Málaga; Galería 'H' en Marbella; Montage Gallery británica; 'T' Gallery de Ton Warndorff, en Holanda y en la Galería de Arte Reding, de Málaga, entre otras salas y ferias internacionales de arte contemporáneo. Ernst Kraft, como todo artista abstraccionista, prescinde de la forma, aunque paradójicamente, no prescinde de fuertes contornos y bordes en masas 'geológicas', en magmas de color. No hay nada de naturaleza en su pintura, pero alguna materia inorgánica y dura parece llenar sus cuadros, en los que, paulatinamente se organizan estructuras irreconocibles y a veces... ¿huellas de escritura humana?
Nicolas Garcia Herrera, Kylix, A pincel o burril, revista de literatura y Arte, Nr. 4, 2000



2000
La interioridad en el paisaje de Ernst Kraft
La realidad que nos rodea es un vértigo. El objeto no es solamente lo que se mira, es también -como he diseñado muchas veces- ese mismo objeto y su significado; es decir, lo que eso objeto representa y lo que sabemos y pensamos de él. La realidad, por tanto,es múltiple y variable, constante y diferente y como consecuencia, falsa. Siempre lo que se mira procede de un espejo que distorsiona la veracidad del objeto. La forma es su cómplice. Por eso objeto y forma concretan un concepto, determinan un funcionalidad, responden a una estructura. Pero al mismo tiempo forma y objeto constituyen una presencia innecesaria que se desdice constantemente, que es susceptible de remoción y cambio permanente.El pintor que traslada a sus cuadros la representación de un objeto lo hace desde un análisis de lo formal, y en ese análisis va transfiriendo su percepción y su conocimiento de eso objeto que a su vez será transformado o recreado en la mirada del espectador. Un cuadro será, de este modo, una mutación de lo real aún en el caso de la más exigente pintura figurativa. El objeto, pues, un motivo especulativo que el artista reconvierte en otro objeto a partir de su propia realidad y de su particular visión del mundo. Quiero decir que el artista necesariamente manipula esa realidad, la deforma, por ser ella misma intransferible, configurando así un mundo aparte, otra cosmogonía propia del creador, en la que el análisis de lo formal deviene en eso que llamamos estilo. Pues bien, Ernst Kraft es un pintor que se deslice, como no podía ser de otro modo, del objeto. Una propuesta que los pintores abstraccionistas, desde Kandinsky a Motherwell, pasando por Newman, Alberto Burri, Pollock, Pepe Guerrero, Appel, Mathieu y tantos otros, elevaron hasta sus límites, renunciando a cualquier análisis estructural de su contenido, hasta convertir lo representado en la negación del objeto. El objeto es tan pluriformal -decían- posee tantos puntos de vista que mejor era negarlo. Este afirmación de la no existencia permitía el artista crear un espacio convulsivo y caótico de donde se podía propiciar una magna sugerente apoyado en el color y la arbitrariedad del trazo para que de este modo unas nuevas formas gestarán. Elpintor abstracto deja así al impulso del pincel que la forma se niegue o se erija en otra forma nueva que sorprende a los ojos y que a su vez sea capaz de evocar la realidad que bulle detrás de esa otra realidad, ya sea la del obketo o la del cuadro que se constituye a su su vez en otro objeto. Al contemplar la pintura de Ernst Kraft es sencillo peribir ese proceso abstraccionista en el que unas formas amorfas, con perfiles muy acusados, como si respondieran a estructuras cristalográficas, conciben un paisaje tortuoso y febril, un mundo rocoso, vacío, agreste, en donde sólo la materia en estado de ebullición o desmoronamiento recrea una orografía palpitante y al mismo tiempo yerta. No hay vida ni forma orgánica alguna, ni posible naturaleza biológica en este mundo en el que Kraft, como buen holandés, hace del limo de la tierra un reto contra el mar y los cielos. Se trata de un paisaje puramente inorgánico, anguloso,que se soporta en la negación misma de ese paisajecomo si el mundo no existiera o hubiera comenzado a crearse. No hay nada vivo ninada que pueda llevarnos a indagar que la materia aunque única, es transformable. Ernst Kraft escudriña es su interior como si estuviera mirando en un microscopio la seccion transversal de un grano de arena. Paisaje de la interioridad, el suyo. Mirada intrínseca que vuelve a sí misma. Contemplación de looculto. Mundo que comienza o mundo que termina. La naturaleza es negada, pero se concibe el gesto, el primer hálito, el último suspiro tal vez de la existencia. Paisaje que representa el despropósito, la arbitraridad y el enigma de lo que nace o lo que muere. Kraft incide en la esencialidadde lo primogenio, intenta el comportamiento de todas las partículas, el enigma, en difinitiva del universo y su origen. Todo esto espresado a través de unas texturas firmes, de un color neutral que atraviesa sus lienzos de ricas y sugerentes evocaciones cristalográficas, de matices que el acrílico sabe suavizar alejándolo de una pintura propiamente matérica. Y todo, igualmente, comoposible justificación de una quimera: Dios creó los cielos y los mares y el holandés...
Antonio Abad, Málaga 30 01 2000

(English extract) "... Contemplating the painting of Ernst Kraft it is easy to see this abstractionist process, in which amorphous forms, with rough profiles, as if they were cristalographic structures, gives a feeling of landscape, unreal and feverish. A rocky world, empty and sandy, in which only the material, in state of formation or decay, creates a vibrant orography and yet is at the same time rigid. There is no life, nor any organic form, nor possible biological nature in this world, in which Kraft, like a good Dutchman, uses the earth against the seas and the skies. It's all about a purely inorganic landscape, which behaves as if it is the very denial of this landscape, as if the world didn't exist, or was starting to be created. There is nothing living, neither is there anything that could make us suppose that the material, though unique, is transformable. Ernst Kraft is digging into his interior, as if he was looking through a microscope at the tranvers cut of a sandgrain. Interior landscape, his inner landscape. Intrinsic look, that comes back to itself. Contemplation of the occult. A world that starts, or a world that ends. Nature is denied, but the gesture is accepted, the first or maybe the last breath of existence. Landscape that represents the denial, the arbitry nature and the enigma of what is to be born and of what is to die. Kraft hits the essence of origins, tries to reveal the convulsive energy enclosed in the material, the only laws that rule the behaviour of all parts, the definite enigma of the universe and its origins..."
Antonio Abad Out of the essay: "The inner meanings of the landscape of Ernst Kraft" Catalogue of the exhibition, Reding Gallery, Malaga, 30 jan. 2000



2000
En portada Ernst Kraft: Tierra XXIII
Tal como señala su biografía, este autor nacido en Holanda y afincado actualmente en el municipio de Mijas es un viajero incansable, y no solo porque le gusta recorrer el mundo sino porque además, y paralelamente al anterior, realiza otra travesía, aquella que pertenece al ámbito de la estática. Es un holandés errante que no solo explora culturas, sino que se adentra como aventurero en la esfera de la creación. De ese peregrinaje más ligado al espiritu, resulta esta obra que está ejecutada con generosa frugalidad. La naturalidad y serenidad que transmite es fruto de la conjunción de varios elementos.Uno de ellos es la combinación del toque libre del pincel junto al culto de la línea, es decir , la conciliación de la mancha con esa línea quebrable, frágil, inestable y de carácter orográfico, que Kraft utiliza en la mitad inferior del lienzo. La quietud que respira el cuadro se debe además a esa manera preciosista que tiene de aplicar el color, sin estridencias, compensando los tonos, difumando una paleta casi neutra, rota solamente por el azul y el rojo. Este paisaje subterráneo de matiz intemporal -a la vista como si de un corte transversal a la tierra setatara- de grietas y rocas calcáreas, está cubierto en su totalidad de minúsculas celdillas fruto de la estampación sobre la pintura aún fresca de una red, que como tela de araña inmoviliza el posible movimiento de estas placas de materia inorgánica. Este efecto unifica la superficie pictórica y confiere finalmente su carácter. Este año, como no podía ser de otro modo, Kraft ha vuelto a transitar junto a su obra, pues no soloen Málaga hemos tenido la oprtunidad de verlo, sino también otras ciudades de España, Holanda o Gran Bretaña han podido disfrutar de su personal modo de pintar. Ernst Kraft es un investigador de grutas y subterráneos, pero también de superficies. Nos muestra el interior de la tierra para revelarnos paisajes únicos, y descubre en su superficie otra culturas. Él que es un viajero de maletas y pinceles carece de destino, pero su intención es muy clara, demostrar que la pintura no tiene punto y final sino punto y seguido. Bernardina Roselló David, publicado en Informativo, Nº 43, octubre 2000

(English extract) (...) of this pilgrimage, closer to the spiritual, results in a work that's carried out with considerable thrift. The naturalness and serenity that it transmits is the fruit of a conjunction of several elements. One of them is the combination of the free tough of the brush, together with the cultivation of the line, which means, the conciliation of the gestural stroke with this broken line, fragile, unstable and with an orographical character, that Kraft uses in the lower part of the canvas. The quietness that the painting breathes is also due to his delicate way in applying colour, without noisiness,compensating the tones, softening an almost neutral palette, broken only by the blue and the red. This timeless subterranean voyage is in its totallity covered with miniscul cells, the result of the pressing of a net on the still fresh paint, that like a spiderweb, withholds any possible movement of these plates of inorganic material. This effect unifies the pictorial surface, and gives it its final character..."
Bernardina Roselló David, Out of the essay about the painting. "Tierra XXIII" (Collection Diputacion Malaga) Published in "Informativo", Nr. 43, oct. 2000


Revista Kylix - (English extract) "... Ernst Kraft, like all abstract artists, leaves aside the form, although paradoxically not the outlines or limits of 'geological' masses, in a flow of coloured magma...There is nothing of nature in his paintings, but some hard inorganic material seems to fill his canvasses, in which unrecognizable structures are slowly being formed and sometimes... traces of human writing...?..." Nicolás García Herrera Out of the article: "Ernst Kraft, A pincel o buril" Kylix, Magazine of literature and art, Nr. 4, may, 2000







1999
Ernst Kraft en la sala Unicaja
La Obra Socio Cultural de Unicaja, en su oferta permanente de las más diversas corrientes del Arte, nos ofece dese el dóa 15 la muestra delholandés Ernst Kraft. ¿Un artista holandés en una sala antequerana? La explicación es bien simple: Ernst Kraft, nació en Holanda, pero como elerrante, se dedicó a correr mundo, para aspirar sensaciones, para formar su inquieto espítitu, realizando un largo periplo por America del Sur, para volver a su Holanda natal, al taller bohemio de Jacques von Pell, donde tuve tiempo de amalgamar experiencias e inquietudes, de moldear su inquietud artística y darle forma. A loscuatro años, en 1981, abre su propio taller y participa con su obra en exposiciones en tierras holandesas y belgas, trasladiendose en 1989 a Málaga, atraído por su luz y sus sensaciones. Luego se fue a Mijas, donde transformó un antiguo supermercado en un taller-exposición permanente, con 'salidas' a exponer a Marbella, Ateneo de Málaga, ARCALE de Salamanca, Montage Galley de Gran Bretaña. Su país natal le recla,a en varias ocasiones, y acude a exposiciones, si bien regresa siempre a estas tierras malagueñas, dondele inspiran los contrastes de la luz y las sombras, la dureza del Chorro o del Torcal antequerano. Alguien ha dicho de él, que 'Tierra es suelo, terreno de este globo, la textura de la superficie que divide elmundo entre elinfierno y el cielo' y que 'pisar texturas, pintar tierras, trazar líneas entre un relieve y el otro, subrayando su áspera abstracción anorgánica.Ernst Kraft deja contrastar su amplo colirido de derivados terrestres, como los ocres, 'ombres' y la siena, entre el blanco del lienzo preparado. El contraste, tal vez su obsesión más evidente y persistente en toda su obra, impone una tensión permanente entre la lisa textura del lienzo blanqueado y la rugosa textura añadida de la parte trabajada. Esas líneas resumen su pintura a la perfección. Contraste, luz, sombras, fuerza salvaje dulcificada por el sentido imperioso de las líneas, en un todo que nos situa, ¿no? Ante posibles paisajes del Chorro o del Torcal. Eso, dentro de los más puros cánones de la pintura abstracta. ¿No es una contradicción? Pues no, es la pintura de Ernst Kraft.
Ángel Guerrero, Diario Sol de Antequera, 09 01 1999

(English extract) "... Ernst Kraft puts his wide range of earth colouring, like ocres and sienna, in contrast with the white of the prepared canvas. The contrast, maybe his most evident and persisting obsession in all his work, imposes a permanent tension between the smooth texture of the whitened canvas and the rough applied texture of the elaborated part.  These Lines represent his work perfectly. Contrast, light, shades, wild force, sweetened by drawing. It places us (why not?) in possible landscapes like 'El chorro' or 'El Torcal'. But this ruled by the most pure laws of abstract painting..." Angel Guerrero Out of the article: "Ernst Kraft en la sala Unicaja" Published in the newspaper Sol de Antequera


1997 
Ernst Kraft, holandés afincado en Málaga desde 1989, cuya obra nació malacitana desde entonces, presenta hasta el próximo día 19 del presente mes de febrero en la sala Denis sus últimos 'Paisajes con elementos aislados'. De eso se trata precisamente: de aislar cada pequeño misterio o metáfora singular de su composición y determinar su protagonismo, para lo cual se hace imprescindible su aislamiento del todo de la obra. Trabajos de textura que exigen del autor elaboradísima y talentudo dedicación, teniendo en cuenta que se trata de esquivos acrílicos, sorprenden por sus resultados.
Julian Sesmero, Recorte de Paleta de colores, Diario Sur, febr. 1997



1989
El pintor holandés Ernst Kraft expone en el pub.galería Terral
En Terral, en Pedro de Toledo 2 -pub galería, con horario de 8 de la tarde a las 2 de la madrugada- expone el pintor holandés Ernst Kraft, que recientemente, después de varias estancias en América y regresos a su país, ha decidido instalarse en Málaga. Como pintor, de Málaga le interesa su luz y su ambiente. Su obra es fundamentalmente expresionista y suele utilizar, como elementos preferidos para realizar sus cuadros -sobre tela y papel- la espátula y el rodillo. En Holanda -ha nacido en Bloemendaal, en 1852- permaneció con el también pintor holandés Jacques von Pell y ha expuesto preferentemente en su país natal y en la vecina Bélgica. Como una pecularidad digna de ser resaltada de este artista está la realización de proyetos como el denominado 'Pictures that will never move', que pertenece al Fondo Alexandre de la Cinemateca Francesa, o 'Gitanos en Holanda', que pertenece al municipio de Haarlem. La exposición que presenta en el pub-galería Terral, denominada 'La pasión', está compuesta por obras en papel realizadas en Holanda y varios cuadros sobre tela pintados ya en su taller de Málaga. En ambos casos destaca la exaltación del gesto, la expresión de las figuras que componen un friso de dolor, pero que se sintetiza en gestos que aunque dejen escapar la imaginación hacia el origen de ese dolor, conservan una moderación, una contención que parece proceder de la metodología que aplica a su sistema de representación que descarta la alta vibración para buscar mejor la gama de la moderación en cuanto realiza. No resta esto fuerza, pero sí que añade intimidad, como si el dolor de esa pasión se diluyera en una bien organizada alternancia de claros y oscuros con las que el artista se desplaza preferentemente sobre la superficie. En todo caso, sorprende la exacta caligrafía que aplica a la manca, pese a proceder de superficies de impregnación de amplio arrastre de material, como son el rodillo y la espátula- Pero su fina sensibilidad le hace descubrir, la carga gráfica exacta, para que en todo caso asome el dolor contenido, la pasión a punto de estallido, que protagoniza en eta exposición.
José Mayorga, crítico de arte, Diario Sur, 06 06 1989



1981
Stempelgrafiek Kraft vernietigt clichés
Het bij de Stempelplaats van Posthumus in de St. Luciensteeg in Amsterdam getoonde grafische werk van Ernst Kraft, is de laatste expositie in de reeks stempelkunst. Kraft die oorspronkelijk afkomstig is uit Bloemendal, woont nu in de hoofdstad waar hij werkzaam is in het atelier van de kunstschilder Jacques von Pell. Om een idee te hebben van deze specifieke kunstuiting moeten we eigenlijk terug gaan naar onze jeugd. Toen hebben we wellicht met stempeldozen gespeeld, onze naam in rubberletters gevormd en afgedrukt. Zo uit Kraft zich ook, maar hij gaat veder. Niet alleen drukken de gestempelde woorden een bepaald gevoel, een begrip uit, maar is juist ook de vorm die hij voor de expressie van zijn ideeen kiest bepalend. Zo zelfs, dat woord en figuur onafscheidelijk aan elkaar geklonken zijn. Laat men één van beide elementen weg, dan is de zeggingskracht verdwenen. DE oplossingen die Kraft zoekt voor zijn grafiek zijn soms voor de hand liggend. Zo bijvoorbeeld in zijn werk 'Verscheurd liefs', dat het eind van een liefdesrelatie verbeeldt. Door hetrechthoekige staande vlak dat wordt gevormd dooe een zich telkens herhalend woord LIEFS, loopt van rechts boven naar links onder een breuklijn. De verhoudingis kapot, jet menselijk tekort weigert die band van genegenheid te herstellen. Maar Kraft blijkt ook geraffineere invallen te hebben, dan gaat er van zijn stemplekunst een fascinerende kracht uit. Inhet blas 'Arbeit nacht frei', (lokatie vrachtloods Schiphol) geeft hij uitdrukking aan de monotomie van het bestaan, slechts doorbroken door weekeinde en vacantie. Op een rechthoekig veld ontwaren wij vijf verticales stroken. Telkens twee stempels vormen tezamen de begin- en eindtijd van een werkdag. Uren aangegeven door een prikklok. Soms heel vroeg: 11 feb. 6-54/ 11 feb- 15.07; soms laat: 12 feb. Begint de werkdag om 15.18 en eindgt om 23.10. Wisseldienst. Alleen de weekeinden blijken witte vlekken in Krafts bestaan. De eentonigheid lijkt doorbroken te worden door een vakantie. In de periode van 7 tot 19 maartvinden wij repeteend de tekst van een vakantiekaartje. Maar ook hier ontkomt de vrijheid niet aan het clichématige van het bestaan. 'Hoe is het met jou/jullie. Hier heerlijk weer (af en toe een buitje). Groeten...' Politieke lading is in zijn oeuvre evenens aanwezig. Knap is zijn stemplegrafiek getiteld 'Uitgelekt' Over bijna het gehel papie treffen wij in blauw het woord 'vertrouwelijk' aan. Maar over de breedte is het gedeeltelijk weggescheurd. In minuscule bruine lettertjes (de kleur van Hitlers SA) lezen wij: Nationaal-socialistische organisaties. Maar de blauwe inkt van vertrouwelijk lekt over het gehele blad. Andere druksels van Kraft zijn eveneens boeiend. Zo weet hij in 'Vaarwel? Letterlijk een afscheid te verbeelden, in 'Vervallen is een woordenbrok van een soort 'steen' van karakter geslagen-. Door afgesleten woorden, saaie clichés in een geheel nieuwe compositie te plaatsen weet Ernst Kraft in die grauwheid emotional lading te brengen. 
Frans Keijser, Beeldspiegel, Haarlems Dagblad, 20 06 1981

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